cittadisalemi.net

Cannalicchi e novene

cacciataLe nostre nonne una volta pensavano ai dolci di Natale parecchio prima che venissero le feste di fine anno, ma proprio parecchio prima: infatti cominciavano i preparativi già dall'estate, quando la temperatura molto calda ed i pesanti lavori per la raccolta del grano non rappresentavano proprio niente di natalizio!

Eppure già provvedevano, nei momenti di apparente riposo, a preparare cannizzi con canne e stoppie secche, carteddi e panara intrecciati pazientemente con canne tagliate a strisce sottili, e osservavano attentamente gli alberi di fico per non perdere il momento della maturazione del loro dolce frutto. Pensavano infatti ai fichisecchi, principale ed insostituibile ingrediente per la preparazione dei caratteristici cannalicchi, tipici dolci di Natale. E ce ne voleva di tempo, lavoro e pazienza! Si cominciava con la raccolta dei fichi: bifari, russuliddi, ficulonghi, uttati, bianculiddi e 'ncurunati, freschi e grondanti di latte appiccicoso, riempivano capaci panara che venivano portati a casa ed affidati alle mani esperte delle nostre nonne. Con un abile taglio ad uno ad uno i fichi venivano aperti e distesi in bell'ordine sui cannizzi che poi erano esposti al sole, sorretti da staccie verticali che reggevano lunghe felle poste in orizzontale.
Si affidavano ai cocenti raggi del sole perché si asciugassero perfettamente, mantenendo intatti profumo e valori nutritivi, ma ciò comportava la massima attenzione, perché bisognava difenderli dagli assalti di mosche, vespe e formiche, e dagli improvvisi acquazzoni che coglievano spesso impreparate le abili massaie, le quali erano costrette a chiedere l'immediato aiuto di tutta la truppa familiare per correre ai ripari e porre al coperto i loro dolci tesori!

FichiRaccolta, tagli ed esposizione si ripetevano praticamente tutti i giorni, fino a quando veniva usato l'ultimo frutto ed il sole manteneva cocenti i suoi raggi. I fichi così essiccati venivano poi uniti a due a due, formando la classica chiappa, magari con l'aggiunta di sapori come mandorle tritate o pinoli, e poi venivano delicatamente riposti in capienti carteddi, di canna per garantirne l'areazione, uno accanto all'altro, bene impostati e pressati, in tante, tante file che si alternavano con manciate di foglie di alloro. Coperti alla fine con tovaglie tessute a mano, venivano riposti in luoghi oscuri e freschi, conservandosi cosi fino alle feste di Natale, sempre che una eventuale imperfetta essiccazione non li danneggiasse e soprattutto riuscissero a salvarsi dalle voraci mani di noi ragazzi.

tagliCon l'avvicinarsi delle feste natalizie si procedeva alla preparazione dei dolci. Veniva allestito un impasto di farina, zucchero, sugna ed un pizzico di ammoniaca, si lasciava riposare coperto da una tovaglia fino a quando raggiungeva la necessaria malleabilità. Si preparavano intanto i fichisecchi, lavorandoli con rudimentali tritatutto dai quali uscivano in lunghe file appiccicose ed uniformi, venivano conditi con noci e mandorle sminuzzate, cannella, o altro, e quindi amalgamati e posti in una scodella, sempre coperta, per impedire furti mangerecci, di cui noi ci rendevamo incorreggibili colpevoli. Entravano in campo allora le abili mani delle nostre donne, sedute con ‘u tavuleri sulle ginocchia ed ‘u mirriuni in testa, per evitare che sottili corpi estranei prendessero parte ai lavori. Spianavano un poco di pasta con il matterello, inserivano un po' del composto di fichi richiudendola infine con una leggera pressione delle mani, e quindi, aiutandosi con un coltellino, davano la forma di un ramoscello, di una piccola palma, o di un cucciddatu. 

cannalicchiSpesso si abbellivano con una copertura di candido zucchero impreziosito di variopinti diavoletti e di praline argentate. Qualcuna intanto preparava il forno, portandolo a giusta temperatura con un fuoco non eccessivamente forte, e ripulendolo al momento opportuno: i dolci, situati in apposite teglie, venivano infine sottoposti all'ultima tortura! A cottura ultimata, quando veniva tolta la balata dalla bocca del forno, che profumo, che fragranza, che aroma intenso riempiva tutta la casa! Praticamente i dolci erano pronti, l'apprensione di una brutta riuscita e le fatiche sparivano di colpo, ed il solo affanno che restava alle massaie era quello di tenere lontane da loro le fameliche bocche di noi ragazzi.

Questa la storia dei cannalicchi. Ma perché si chiamano così? In gioventù non ci siamo interessati di questo, pensavamo a gustarli e basta, ma alla fine un po' di curiosità ci è venuta, e per soddisfarla abbiamo fatto qualche ricerca, limitata fra l'altro alle conoscenze, se non ai ricordi, dei più anziani. Pare che il nome esatto sia cannilicchi, dovuto al fatto che un tempo venivano preparati tali dolci a forma rotonda ma vuota al centro, con i fichisecchi in evidenza: nello spazio vuoto si poneva una candela votiva. Cannilicchia quindi, cioè piccola candela. Poco accettata è la versione cannolicchia, riservata ad altri famosi dolci, ma quella più comune, che poi è quella che nostalgicamente ricordiamo pronunziata da nonni e genitori, è cannalicchia. Ed è quella che preferiamo! La preparazione ed il consumo di detti dolci si accompagnavano alla parte devota delle festività natalizie, in particolare alle novene. Tutte le parrocchie, tutti i ceti sociali e le congregazioni religiose organizzavano la propria novena, ed era una gara per assicurarsi il miglior predicatore ed il maggior numero di fedeli. Le cerimonie si svolgevano la sera, per nove giorni, ed era un coro di canti e di lodi. Fino alla notte di Natale, quando si provvedeva, a conclusione di tutto, al sorteggio del Bambinello, più raramente di un quadro. Si tratta di quei Bambinelli di cera, artisticamente lavorati da abili artigiani e contornati da fiori anch'essi di cera o di carta, posti sotto una campana di vetro, di quei Bambinelli che erano molto comuni nel nostro Paese, ma che l'incuria delle nuove generazioni e la furia del terremoto del 1968, hanno contribuito a rendere rari e praticamente introvabili. Gli appassionati di questo genere ne custodiscono di preziosi, ma sono certo che pochi ne garantiscono ancora l'intrinseco valore fatto di fede, amore, tradizione.

e-max.it: your social media marketing partner

NOTA! Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili.

Se non si modificano le impostazioni del browser, l'utente accetta. Per saperne di piu'

Approvo

Privacy Policy