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Breve storia del territorio rurale in Sicilia

Elimi Sicani SiculiAi tempi delle primitive popolazioni nomadi che abitarono la Sicilia, circa duecento milioni di anni fa, il territorio dell’isola era ancora contraddistinto dalla flora tipica della macchia mediterranea.

Era composta da foreste in cui la consistenza era caratterizzata da oleastri, carrubi e lentischi e con altre specie tipiche dell’areale primario. In seguito, con la comparsa di civiltà più evolute che basavano il loro sostentamento sulla pastorizia e sull’agricoltura, anche per fini commerciali e di scambio, il territorio siciliano cominciò a subire una trasformazione a discapito dell’ambiente naturale e a favore delle esigenze umane. Enormi porzioni di foresta cominciarono a essere bruciate per far posto a campi coltivabili e a praterie per il pascolo. In questo periodo gli originali abitanti della Sicilia, i Sicani, stanziatisi in tutta l’isola, furono costretti dai Siculi, provenienti dalla penisola Italica, a ritirarsi nella parte centro meridionale. I Siculi furono fondatori di Ortigia, Morgantina, Pantalica. Nell’estremità occidentale si stanziarono gli Elimi, provenienti probabilmente da Troia e che dopo fondarono Segesta ed Erice.

Sicilia greca 2Tra l’XI ed il X sec. a.C., i Fenici crearono alcuni scali marittimi strategici per la loro economia, Mothia, Palermo, Solunto e Trapani. In secondo tempo questi porti divennero dei veri e propri centri urbani assumendo un valore economico molto importante a tal punto da essere protetti con opere difensive. Nell’VIII sec a.C. nacquero le prime colonie greche di Naxos, Catania, Siracusa, Gela, Agrigento (Akragas), Megara Iblea e poi ancora di Selinunte, Messina (Zankle).

SelinunteIl territorio siciliano, modificato inverosimilmente a favore della produzione di derrate alimentari per il commercio, grazie anche ai favorevoli fattori climatici, diventò ricco di fattorie, bagli, casali e masserie che distinguevano un particolare paesaggio rurale.     In concomitanza a questa trasformazione, ci fu anche l’ampliamento del paesaggio urbano contraddistinto dalle città greche, veri centri della vita pubblica e dei grandiosi edifici religiosi costituiti dai templi.

Villa romanaCon le guerre puniche nel III sec. a.C., la Sicilia cadde sotto il dominio di Roma. Il territorio agricolo fu anche qui trasformato e organizzato secondo lo schema classico della centuriazione che consisteva nella regolare disposizione a reticolo di strade e canali d’irrigazione connessi agli appezzamenti agricoli che di solito erano assegnati ai veterani di guerra. Le colture principali erano contraddistinte da cereali che destinati alla città eterna diedero alla Sicilia il popolare appellativo di granaio d’Italia. Il paesaggio rurale fu caratterizzato da molte fattorie e ville nobiliari di cui ancora rimangono reperti.

Nel 633 d.c. l’imperatore Costante II dopo un vano tentativo di riconquistare l’Italia, trasferì a Siracusa la capitale dell’impero Bizantino facendo rimanere la Sicilia nell’orbita dell’Impero Romano d’Oriente. In questo periodo il traffico economico non cambiò, le esportazioni agricole erano sempre predominanti e lo sfruttamento del territorio continuò ancora verso queste pratiche pressanti. La maggior parte delle proprietà transitarono però dal controllo dell’imperatore a quello dei Papi. Sembra che Gregorio Magno nel 590 fosse il maggior proprietario terriero dell’Isola.

1 SAM 0059Gli arabi in Sicilia cambiarono notevolmente tutto il sistema agrario. Non solo introdussero nuove colture ma anche innovative tecniche di coltivazione e d’irrigazione. Affianco alla sempre abbondante produzione del grano, si diffuse quella di ortaggi, di pistacchi e di gelso, datteri, arance e limoni. Le zone costiere erano quelle più interessate a produzioni diverse, quelle dell’entroterra erano prevalentemente adibite a cereali e pascolo. Molti boschi furono tagliati e molto legname fu portato verso l’Africa per costruire imbarcazioni. Si estraeva anche piombo, argento e zolfo, era inoltre esportato molto il sale. Il geografo arabo Muhammad al-Idrisi, scriveva di non conoscere sulla Terra un’isola con territori più prosperi.

Nel periodo normanno i sistemi d’irrigazione araba permisero un’ampia coltivazione della canna da zucchero. Per questo motivo, le foreste esistenti subirono altri impoverimenti dovuti all’esigenza di recuperare terreno coltivabile. L’allontanamento degli arabi e delle maestranze musulmane portò all’abbandono delle coltivazioni agricole, almeno così come loro le avevano composte tecnicamente. Solamente con il governo di Federico II ci fu un leggero incoraggiamento alla ripresa dell’agricoltura, anche se aumentò l’addensamento nei centri urbani che furono addirittura fortificati. Alla sua scomparsa ricominciò un lungo periodo di declino che causò una crisi totale dell’agricoltura e numerose guerre civili.

Con i francesi e gli spagnoli, le cose non cambiarono. I primi istituirono un vero e proprio stato militare, fin quando il popolo si ribellò cacciandoli con la rivolta dei “vespri” nel 1282. Con gli spagnoli ci furono tagli netti con Roma e tutto il resto dell’Italia, una dissoluzione totale della società, molte guerre che portarono all’abbandono dei territori e la scomparsa di molti villaggi rurali. In compenso si ebbe un enorme sviluppo artistico e culturale che sebbene scoperto e riconosciuto in epoca moderna, caratterizzò il periodo dell’umanesimo siciliano.

Nei secoli successivi non ci fu uno sviluppo rurale importante del territorio, aumentò il diboscamento delle foreste siciliane originarie, sia per ricavarne legna da ardere e sia per l’assenza di volontà nell’avvicendamento delle colture. Questo portò all’impoverimento dei terreni e della loro tessitura causando anche gravi dissesti idrogeologici per la forte erosione. Nei tempi moderni e con l’uso di prodotti chimici in modo dissennato, l’ambiente naturale è stato anche vittima di fattori inquinanti che hanno provocato l’estinzione di alcune specie. Nonostante questo quadro, la Sicilia è oggi una delle zone d’Europa più ricca di biodiversità. La sua disposizione geografica e i fattori climatici favorevoli sostengono molto il valore intrinseco di cui il geografo Idris parlava nei suoi scritti. Da questo importante presupposto c’è la base per ripartire con strategie imperniate sullo sviluppo del territorio che, nonostante le varie vicissitudini storiche, ha un enorme valore in termini ambientali e culturali.

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