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Le Cene di Salemi

grafica cene 1Anche quest’anno, dalla seconda settimana di Marzo, cominciano in città le celebrazioni della più sentita tradizione popolare che attraverso i famosi altari adornati di pani votivi, onorano con le “Cene di San Giuseppe”, la sacralità dell’istituzione familiare e del lavoro manuale della realtà contadina.

Questa ricorrenza trae origine dall’esternazione di un atto di carità cristiana consistente nell’approntare un lauto pranzo a tre bambini poveri, facendogli passare una giornata di festa, invitandoli nella propria casa. La realizzazione della “Cena” e intrinsecamente legata ad un voto o ad una riconoscenza per una grazia ricevuta. Gli si offrono così i frutti della propria terra, coltivata con enormi sacrifici ed il duro lavoro che l’attività stessa comporta, si trasforma la farina del grano prodotto in molteplici forme di pane, impastato rigorosamente senza alcun lievito, forme di pane che artisticamente vengono modellate per riprodurre dei fiori, dei baccelli di fava, melograni e grappoli d’uva. Ma anche animali da cortile e quant’altro si riferisca ad una economia rurale ed artigiana che anticamente sostentava molte famiglie. Questa forme di pane, hanno dei significati simbolici.

grafica cene 2Ecco che gli spazi più grandi di molte case, in questo periodo, si trasformano magicamente in veri laboratori artistici all’interno dei quali mani esperte di donne eccezionali, danno sfogo alla loro tecnica creativa. Molti piccoli attrezzi e soprattutto piccoli coltellini, danno vita a quei dettagli che identificano ogni forma simbolica di “panuzzo”. Piccoli attrezzi quasi sempre costruiti alla bisogna, per increspare, per arrotondare, per estrudere un particolare. È tutto un brusìo che innerva uno spirito collaborativo e la voglia di esprimere con questi gesti l’identità particolare che caratterizza una delle più belle tradizioni contadine di Salemi, ma anche e soprattutto un grande senso di ospitalità. Il coinvolgimento emozionale di chi osserva è assicurato non solo dalla meticolosità e dalla perizia dei gesti con cui vengono cesellati questi pani, ma anche dal modo in cui si concretizza un’astrazione che prende consistenza attraverso l’impasto di farina e acqua.

AltareÈ compito degli uomini, invece, allestire la struttura architettonica che verrà ornata dai pani che le donne preparano. Viene rivestita con rametti di alloro e di bosso chiamato impropriamente “murtidda” (impropriamente perché murtidda è chiamato il “mirto” che ha una certa somiglianza col bosso ma è un’altra specie) che vengono legati pazientemente a ricoprire tutta la superficie della struttura fatta in legno, uno sfondo vero e proprio dove poi disporre i pani con un ordinamento ben predefinito ed a simboleggiare una piccola cappella dove all’interno si erge un altare formato da tre o cinque gradini. Avvicinandosi a questi “altari” si riesce a sentire il profumo dei pani che vicino alle foglie di alloro, esalta la sacralità del luogo e come l’incenso percepito in chiesa, proietta la sua immagine di devozione, di ritualità. Sono profumi unici che solo qui si possono percepire, dando un senso di identità e di rievocazione che molti visitatori amano.

CucciddataLa simbologia del pane esprime il valore religioso delle cene di San Giuseppe, al centro dell’altare, per esempio, risalta la forma arrotondata del “cucciddatu” che rappresenta Dio, la luce del mondo. Vi si riconosco elementi che descrivono la passione di Cristo ed altri elementi come i grappoli d’uva e le spighe di grano simboli dell’Eucaristia. Elementi simbolici che raccontano varie fasi della vita di Gesù. Coronano il pane motivi floreali che spesso identificano piccole rose e fiori di gelsomino. È la forma più in evidenza ma visitando le cene si scopre, grazie ai chiarimenti dati dai realizzatori , una ricchezza simbolica notevole in tutti gli altri pani. 

Di notevole pregio gastronomico sono considerate anche le pietanze servite durante la cena rituale, ai tre bambini poveri invitati. Essi rappresentano Gesù, Giuseppe e Maria e gli si offrono cibi cucinati esclusivamente, senza nessun tipo di carne. Sono 101 le pietanze preparate e offerte, con ingredienti basati esclusivamente sull'uso di verdure tradizionali, uova, farina ma anche erbe selvatiche che spontaneamente crescono nelle campagne e nei boschi locali, il finocchietto selvatico, gli asparagi selvatici, le bietole selvatiche (i giri) e la senape selvatica (i sinapi). Le erbe selvatiche rappresentano nella nostra cucina contadina un elemento particolare, sono specie vegetali presenti solamente in terreni incontaminati e tuttoggi la loro presenza, è sinonimo di un ambiente ancora ricco di biodiversità. Alla fine del pranzo si prepara e si offre la pasta con la mollica, un semplice piatto di spaghetti finissimi, conditi con olio d'oliva, mollica fresca di pane con l'aggiunta di zucchero e cannella macinata. E' insomma una festa tradizionale in cui immergersi, dove è facile creare relazioni emozionali uniche grazie al coinvolgimento dei sensi. Alla fine si porta via un ricordo permanente e identificativo della città e di questa sua importante tradizione.

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