cittadisalemi.net

L'albero del paradiso

BiodiversityIl peso esercitato sulla natura dalle attività antropiche è notevole a tal punto che rappresenta una considerevole minaccia agli equilibri naturali.

Tali pressioni comprendono principalmente la devastazione degli habitat, l'inquinamento dell'aria, dell'acqua, del suolo, la pesca eccessiva, il sovra sfruttamento delle risorse, delle foreste e dei terreni, l'emissione di quantità sempre maggiori di gas a effetto serra che provocano i cambiamenti climatici, l'introduzione di specie non native e quindi “aliene” che con la loro propagazione mettono a rischio di estinzione molte specie “autoctone” che caratterizzano un determinato territorio.

AilantoÉ proprio una di queste specie “aliene” l’argomento di questo articolo, si tratta dell’Ailanto. Il suo nome scientifico “Ailanthus Altissima” (Mill.) Swingle, è stato appunto riclassificato, poiché la prima volta era stato scambiato per l’albero della lacca cinese. Lo introdusse nel continente europeo un prete gesuita francese nel ‘700 e si pensava di poterlo impiegare per la produzione dei bachi da seta, ma non si ottennero i risultati sperati. Appartiene alla famiglia delle Simaroubaceae, è una specie aliena ed altamente invasiva. Si sta diffondendo in modo pericoloso , mettendo seriamente a rischio la biodiversità esistente. Questa specie nella nostra provincia di Trapani, ha invaso sia zone di natura forestale, riserve e siti di interesse comunitario, sia molte zone urbane e rurali. È molto importante sottolineare che proprio nella nostra provincia , c’è un particolare pregio naturalistico che è costituito dalla presenza di 9 riserve naturali e siti di interesse comunitario con zone di protezione speciale che in parte ad esse si sovrappongono. Nondimeno è da considerare l'importanza costituita dalla presenza di 114 taxa specifici e intraspecifici con (sottospecie e varietà), endemici nel territorio italiano, di cui 60 sono endemici della Sicilia e 36 endemici esclusivi del territorio trapanese.

Ailanto 03Nonostante la sua ampia diffusione in quasi tutte le regioni cinesi, lì l'ailanto non si comporta da specie invasiva. Ben quarantasei artropodi fitofagi e diversi parassiti fungini sono infatti in grado di attaccare la specie nell'areale primario. Da noi, invece, non ci sono insetti o altri organismi che lo disturbano. Ha un’alta capacità di adattamento a vari tipi di terreno e clima. Possiede alte capacità di trattenere riserve d'acqua che sfrutta in periodi di siccità, la sua riproduzione è molto veloce.


I suoi frutti vengono facilmente trasportati dal vento grazie alla loro aerodinamica, contiene a partire dalle radici fino ad arrivare alle foglie, sostanze con caratteristiche nocive che attaccano il terreno, le rocce e le piante circostanti (potrebbe anche provocare danni in ambienti urbani e siti archeologici e laddove comunque ci siano costruzioni di importanza considerevole). Molto difficile da estirpare a causa del potere che hanno le radici di rigenerare una nuova pianta se tagliate o anche leggermente incise. Un semplice tronchetto abbandonato sul terreno, può anche emettere radici e formare una nuova pianta. I protocolli di contenimento in alcune zone della nostra nazione, soprattutto Parchi e Riserve, sono molto rigidi e prevedono, laddove possibile, l’uso di fitofarmaci. In ogni caso sono sempre sconsigliati i lavori «fai da te», se non programmati da tecnici esperti nella lotta alle specie invasive. Per essere efficaci i trattamenti devono essere effettuati con la pianta in fase vegetativa, periodo da maggio a settembre, con la pianta a riposo vegetativo è inefficace qualsiasi trattamento sostenibile.

Ailanto 04I nuclei di rinnovazione assumono una conformazione cespugliosa, questo è dovuto all’esplosione vegetativa che causata dai tagli «a raso» con decespugliatori, provocano l’effetto contrario.
In conclusione e per quanto esposto, credo sia opportuno instaurare un primo approccio serio su questa problematica. L’inquinamento ecologico da specie invasive è poco conosciuto ed è la causa per la quale perdiamo biodiversità floristica con le conseguenze che si ripercuotono sugli interi ecosistemi. Le amministrazioni pubbliche e i privati cittadini devono essere informati sulla gravità del problema, prendere coscienza significa poi adottare le opportune soluzioni dettate dalla stessa coscienza, in progetti risolutivi. Il danno per la perdita di biodiversità non è stimabile e si ripercuoterà sicuramente sulla nostra e sulle future generazioni se non cominciamo a fare qualcosa.

 

e-max.it: your social media marketing partner

NOTA! Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili.

Se non si modificano le impostazioni del browser, l'utente accetta. Per saperne di piu'

Approvo

Privacy Policy